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236 lettere di fra paolo sarpi.

solennità posto e promulgato, sfumasse, senza bisogno d’altre lettere papali che il revocassero. E mentre il papa avea suscitato sì gran vespaio, perchè non fossero assoggettati due cherici al giudizio secolare, da quel giorno fino al presente meglio di cento dovettero sostenerlo; e (quel ch’è più rilevante) tutto un religioso convitto, i Gesuiti, i quali s’ebbero condanna di esiglio. D’allora in poi, continui i contrasti col papa: e’ non dà mano a censure, perchè n’è spuntata la forza, e più motivi e di conto ora gli si attraversano. Qual termine avrà la quistione del monastero di Vangadizza, non saprei pronosticare; ma si comporrà tra breve, o durerà eterna. Il tenore di essa non parmi sia ben chiaro costì; e a lungaggine porterebbe riferirlo per lettera. Mentre la Repubblica non ha sancito decreti in proposito, Roma s’è messa in gran faccende; e sempre più imbrogliarono la matassa, e come svilupparsene non sanno. Tace il Senato; ma come prima sarà stretto a far provvidenze, terrà fermo; e quel che sia per venirne, a cose fatte apparirà. Ma non vi cada in mente che la Repubblica ceda mai la menoma giurisdizione ai giudici della Ruota. Essi trattarono ivi i dritti dei monarchi; ma qui non è quistione di principe: ben altre sono le pubbliche ragioni, e queste si malleveranno per altri mezzi, se occorrerà.

Ma son davvero il buon uomo a lasciar correre la penna, e non pensare a qual persona io rubi il tempo, forzandola a sciuparlo in legger frasche. Scusi, la prego, questa noia, e perdoni alla mia indiscrezione. Io vo così persuaso della sua benevolenza a mio riguardo, da non poter bramare che si accresca; sì la reputo piena. Sembrami che dalle sue lettere