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86 lettere di fra paolo sarpi.

riesce più lunga di quello ch’io pensava, e che già si copia il principio. V. S. mi farà grazia di baciar la mano al signor presidente di Thou, dicendoli che la deliberazione di mandargliela non si muterà. Se anco occorrerà a V. S. vedere il signor Gillot, Leschassier e Casaubono, la prego far loro li miei baciamani.

Di Venezia, il 5 d’agosto 1608.




XXVII. — Ad Antonio Foscarini.1


Il giorno 8 di questo, scrissi a Vostra Eccellenza una mia per via di Fiandra, dove le diedi conto della lettera che l’ambasciadore inglese portò, e come, dopo partito esso, il tutto fu mal inteso da qualche maligno. E tanto fu vero. Aggiugnerò nondimeno, che venne risposto all’ambasciadore medesimo, interpretando tutto bene con gli amici del re d’Inghilterra. Ho anche inteso dopo, che all’ultimo la cosa è stata ben intesa.

Io sono forse impertinente a scrivere cose siffatte, ma mi par bene che V. E. sappia ogni cosa. Una persona prudente com’è V. E., non si turba mai quando intende un’azione sua buona e necessaria essere mal interpretata da’ suoi emuli; anzi, sapendola, tanto più usa la prudenza, quanto vede maggiore malignità negli avversari. Ella è sopramodo commendata qui per gli avvisi che dà buoni e solidi; ed in questo continuando, ella riuscirà il più


  1. Tra le stampate in Capolago (1847), pag. 136.