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arrenati sulle scogliere di figi-levù. 73


legni, specialmente durante la fusione delle materie grasse, e avevano anzi notato che l’olio di pesce, e specialmente quello di foca e di delfino, era il migliore, avendo constatato che gli oli minerali erano troppo leggeri ed i vegetali di poca efficacia nelle alte latitudini perchè troppo facili a rapprendersi.

Ci vollero moltissimi esempi, prima che questa meravigliosa scoperta venisse adottata, se non dai legni minori, almeno dai più grandi che intraprendono lunghi viaggi; anzi si può dire che soltanto in questi ultimi anni venne presa in considerazione, quantunque dapprima fosse stata vivamente combattuta, poichè si credeva che il mare diventasse dipoi così burrascoso da riuscire fatale alle altre navi che avessero avuto la disgrazia di passare sopra quei tratti prima oliati.

L’ufficio idrografico di Washington ha pienamente constatato i grandi benefizi che rende alle navi questo sistema, dimostrandolo in dugento rapporti che sono il risultato di dugento esperienze fatte sia da barche di salvataggio, sia da bastimenti. Le barche di salvataggio dell’Australia, che da più anni si esercitano a passare fra gli scogli durante il cattivo tempo, coll’aiuto dell’olio, hanno pure dimostrato che il mare subito si spiana e che si rompe solamente sui margini del tratto oliato.

E all’olio dovettero la loro salvezza il piroscafo Stockolm City nella sua traversata fra Boston e l’Inghilterra, la Nehemiah Gibson del capitano Bailey, l’Emily Witney del capitano Rollin sorpresa da un furioso uragano il 25 agosto 1886, la Marta Cabb in viaggio dall’America all’Europa, il Meno del Lloyd nord-tedesco comandato dal capitano Kuhlmann, ec. Senza l’olio tutte queste navi avrebbero affondato e chi sa se dei loro equipaggi qualche persona sarebbe sopravvissuta, per dare al mondo la notizia del disastro.