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64 capitolo settimo.


uomini e voleva tentare a qualunque rischio il salvataggio del disgraziato ufficiale.

Sotto la robusta mano del vecchio pilota, la Nuova Georgia virò di bordo presentando per alcuni istanti il fianco destro alle onde. Sotto la spinta formidabile di quelle masse liquide che il vento trascinava in una corsa disordinata verso l’est, si piegò talmente da temere che si rovesciasse per sempre: ma si risollevò quasi subito e ritornò sulla via poco prima percorsa, affrontando con l’affilata sua prua l’uragano che ora l’assaliva di fronte.

Il capitano Hill e gran parte dell’equipaggio, affollati sul castello di prua, scrutavano avidamente le tenebre e di quando in quando mandavano acute chiamate. L’armaiuolo di bordo aveva fatto portare in coperta il piccolo cannone e lo scaricava a intervalli di due o tre minuti.

Alcune volte, fra i muggiti delle onde, pareva di udire una lontana chiamata o un grido straziante, ma poi l’equipaggio si persuadeva di essersi ingannato. Il vento quando fischia fra l’attrezzatura produce sovente dei suoni così strani, da scambiarli bene spesso per grida di naufraghi.

— È perduto! — esclamava il capitano Hill strappandosi i capelli dal dolore. — Povero Collin! Così buono, così coraggioso e così giovane!... Sento che non lo ritroverò più mai!...

— Se fosse vivo, avrebbe risposto alle nostre grida e ai nostri segnali, signore, — disse il vecchio Asthor che aveva affidato il timone al contro-mastro.

— Ma come mai cadde senza mandare un grido e senza che si vedesse?

— Gli saranno venute meno le forze e il vento l’avrà strappato dal pennone, oppure è caduto per una forte scossa.