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192 capitolo ventesimoprimo.


risollevò, e trasportata dal vento navigò verso l’isola ma andando attraverso alle onde, non avendo ormai più stabilità per mancanza di vele.

Il capitano salì sul castello di prua e guardò attentamente. L’isola non era che a tre o quattro gomene, e da quel lato mostrava una spiaggia dolcemente inclinata e che pareva priva di quella corona di scogliere corallifere che circondano ordinariamente le terre dell’Oceano Pacifico. Vi era quindi la speranza di poter approdare, senza che la nave si sfracellasse, o per lo meno di arenarsi senza troppa violenza. Le onde spingevano il disgraziato legno, il quale si sollevava penosamente, essendosi riaperta la falla ed avendo quindi cominciato a imbarcare acqua in grande quantità. Talvolta la violenza della risacca, che causava delle immense e spumeggianti contro-ondate, lo arrestava e lo trascinava al largo; ma poi riprendeva la corsa verso la costa, la quale di quando in quando si tingeva di rosso pei riflessi del vulcano che in quel momento eruttava con grande violenza, con sordi boati.

— Ah! — esclamò il capitano. — Se potessi scoprire la baia della Risoluzione, che Cook ha descritto così bene! Ma chi sa da qual parte si trova, e poi... per mille boccaporti! E se questa non fosse l’isola di Tanna!... Se ben mi ricordo, più al sud si trova un’altra isola, quella di Anatton!... Ma e il vulcano?... Anatton non ne ha, che io sappia.

La Nuova Georgia continuava ad avanzare sprofondando nei cavi delle onde o dondolandosi spaventosamente sulle creste. Gemeva tutta come se presentisse la sua prossima fine, si rovesciava con crescente violenza sui fianchi come si dibattesse per non venire trascinata contro quella costa, ma i marosi la spingevano sempre e con maggior rapidità.