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cap. xvi. — due formidabili nemici 245


Subito una nave apparve sul fianco dell’isola.

Era il Bangalore, che si avanzava precipitosamente, sotto la spinta di dieci remi robustamente manovrati.

A prora, Jean Baret, circondato da alcuni pescatori, sparava senza posa contro i cingalesi mentre le spingarde tornavano a tuonare, mitragliando a destra ed a sinistra.

Quell’assalto era così inaspettato, che gli uomini del marajah non pensarono nemmeno a far uso delle loro armi. Fuggivano a precipizio in tutte le direzioni, urlando, imprecando.

Solo i capitani, i cortigiani ed i ministri si gettarono dinanzi al marajah per fargli scudo coi loro corpi.

Il Bangalore, che aveva ormai messo in fuga i coccodrilli coi due primi colpi di spingarda, giungeva come un fulmine presso i due tronchi di albero galleggianti a venti metri dalla spiaggia.

Due uomini saltano in acqua, tagliano le corde dei prigionieri, poi risalgono a bordo, mentre il fuoco continua incessante, facendo strage dei fuggiaschi.

Amali con un balzo si trova a bordo della sua nave, fra le braccia di Jean Baret.

— Grazie, amico! — grida. — Io ti aspettavo.

— Fuggiamo, — risponde il francese. — Vedo i cingalesi che si riuniscono.

— Alle vele! — grida Durga.

I marinai gettano i remi e orientano rapidamente le rande e le piccole gabbie.

Il Bangalore, che ha il vento a favore, vira