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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/74

74 Capitolo VI.


— Questi devono essere i cavalli di Piotre e dei suoi peoni, — disse Pardoe. — Dobbiamo scendere anche noi.

La cima non è che a duecento metri sopra la nostra testa. —

Mariquita, sapendosi così vicina a Piotre, ebbe un brivido.

Il baleniere l’aiutò a scendere dalla sella, legò i due cavalli vicino agli altri e si mise a salire il pendio precedendo la giovane.

In alto si scorgeva un recinto formato da pali collocati a breve distanza l’uno dall’altro e collegati fra di loro da certe specie di liane e da rami flessibili.

Doveva essere la trappola dei condor.

I giganteschi volatili non erano ancora scesi. Si vedevano volteggiare ad una grande altezza, colle ampie ali tese, ma pareva che non volessero allontanarsi da quella cima sulla quale qualche cosa doveva attirarli irresistibilmente.

Pardoe e Mariquita, superate le ultime rupi che diventavano sempre più difficili a scalarsi, giunsero finalmente sul margine di quel minuscolo altipiano.

Stavano per avviarsi verso il recinto, quando una voce ruvida e quasi minacciosa, che pareva uscisse da un crepaccio aperto in una rupe, gridò:

— Chi viene a disturbare la mia caccia? Volete spaventare i condor?

— Piotre! — esclamò Mariquita, impallidendo e serrandosi attorno al capo la manta.

Un uomo era uscito da quella spaccatura, tenendo in mano un lazo di pelle intrecciata che terminava in un anello di rame.

Poteva avere trent’anni. Era di statura imponente, con un petto da patagone, spalle ampie, membra muscolose che dimostravano una forza più che straordinaria.