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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/52

52 Capitolo IV.

sempre più. Grosse stille di sudore freddo gl’imperlavano la fronte e le rughe s’incavavano maggiormente.

— Perduto! Alonzo perduto! — esclamò finalmente con voce tremante. — Oh! la mia povera Mariquita! Lo sentiva che una disgrazia doveva aver colpito il suo fidanzato! —

Il signor Lopez si era lasciato cadere sulla sedia, accasciato da quel colpo improvviso, nascondendosi il volto fra le mani.

— Non disperiamo, signor Lopez, — disse il baleniere. — Noi non abbiamo ancora le prove che Alonzo sia morto, nè che la Rosita sia naufragata e quando l’energia non viene meno, si può riparare anche ai colpi più terribili.

— Se è caduto nelle mani dei selvaggi, è perduto, — gemette il vecchio.

— Non sono forse così cattivi come si crede. Vi sono anzi delle tribù che rispettano gli uomini bianchi e può darsi che noi lo ritroviamo ancora vivo.

E poi, chissà, può essere stato spinto verso l’isola degli Stati e là selvaggi non ve ne sono.

— Non si troverebbe in condizioni migliori, mio vecchio Pardoe. Il clima di quelle terre è orribile durante l’inverno e non potrebbe resistere a lungo alle bufere di neve e alla fame.

— Vediamo, signor Lopez, — disse il baleniere. — Quando è salpata la Rosita?

— Verso la fine di novembre.

— Quanti erano a bordo?

— Dodici marinai e due mastri balenieri.

— Erano bene approvvigionati?

— Avevano viveri per otto mesi.

— E siamo già in luglio, — disse Pardoe, come parlando fra sè. — Anche se sono riusciti a salvarsi su qualche isola dovrebbero essere alle prese colla fame. Maledizione!