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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/46

46 Capitolo IV.

tallo, gambali di lana nera e scarpe fornite di speroni d’argento con rotelle enormi, del diametro di quindici centimetri.

Non mancavano anche gli zambo, meticci, derivati da negri e da indiani, di forme massiccie, di statura superiore alla media, con carnagione assai bruna e capigliature abbondanti crespute.

Pardoe e Josè, entrati in città, si fermarono dinanzi ad una casetta di legno sulla cui porta stava scritto: taberna española.

— Entriamo e facciamo prima di tutto una pequeño almuerzo1, — disse il baleniere. — Tu avrai certamente fame dopo una notte così cattiva e così faticosa. Intanto manderemo qualcuno ad avvertire il signor Lopez del mio ritorno.

— Non vai a trovarlo in casa sua? — chiese Josè,

— Non voglio che Mariquita assista al nostro colloquio.

— Posso rimanere con te?

— Hai premura di tornartene a S. Jago?

— I miei amici li vedrò più tardi, se ne avrò il tempo, e poi tu sai che parenti non ne ho e che la mia casetta è sempre deserta. Desidero anzi di rimanere qui e conoscere il signor Lopez e se sarà possibile anche la bella Mariquita.

— Non hai mai veduto nè l’uno, nè l’altra?

— No, Pardoe.

— Te li presenterò io che sono di casa. —

Entrarono nella taverna, la sola che allora esistesse, a Punta Arenas e che era tenuta da un peruviano, il quale vi faceva fortuna. Era una bella saletta, tenuta con cura minuziosa, con dei tavolini coperti di candide tovaglie, lusso piuttosto raro a Punta Arenas.

  1. Leggiera colazione.