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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/264

264 Capitolo XVIII.


— Sapeva il capo bianco chi erano costoro?

— Non lo so, però l’ho udito pronunciare dei nomi.

— Ed ha accondisceso che voi massacraste gli altri, i miei marinai? — chiese Piotre con un sordo singhiozzo.

— Oh! lui no, — rispose lo stregone. — Voleva anzi che noi li risparmiassimo tutti, e allora che cosa avremmo mangiato noi? La carne bianca è molto cara; i grandi canotti non approdano quasi mai sulle nostre rive e noi tutti ne siamo ghiottissimi. Gli abbiamo concesso la vita di quattro sole persone e come vedi abbiamo mantenuto la parola. Se non ci fosse stato lui, a quest’ora nessuno di voi sarebbe più vivo.

Peccato! Doveva essere così tenera la carne di quella bella giovane! —

Ed il miserabile sospirò.

— Tu sei un mostro! — gridò Piotre, rabbrividendo al pensiero che Mariquita, senza quel miracolo; avrebbe servito di pasto a quegli antropofaghi.

Lo stregone alzò le spalle sorridendo.

— Dimmi com’è il capo bianco, — rispose Piotre, dopo qualche minuto di silenzio.

— E più piccolo di te, più bianco, con la barba bionda e gli occhi azzurri.

— Sì, Alonzo, — mormorò Piotre. — Quando è naufragato?

— È molto tempo, al principiare del gelo.

— Si è spezzato su queste spiaggie il suo gran canotto?

— Sì, le onde lo avevano trascinato sulle scogliere, all’estremità della baia. Se vorrai ti mostrerò i rottami che i cavalloni non hanno potuto distruggere. Noi però abbiamo portato via tutto quello che poteva essere utile.

— E dei suoi compagni che cosa ne avete fatto?

— Li abbiamo mangiati, — rispose candidamente l’jacmusa.