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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/250

250 Capitolo XVII.


— Non lo sappiamo ancora.

— Guai ai selvaggi, se me li hanno uccisi. Guai a loro!

I marinai erano ritornati, dopo d’aver disperse le due bande, le quali non avevano nemmeno tentato di opporre la minima resistenza. Recavano la notizia d’aver scorto sulle cime delle colline, rimaste sgombre dalla nebbia, numerosi fuochi che forse erano dei segnali fatti ad altre tribù.

Era quindi prudente imbarcarsi e raggiungere al più presto la scialuppa-baleniera onde essere in buon numero nel caso di un attacco in acqua. Si ripiegarono in buon ordine e salirono sul gran canotto, prendendo sollecitamente il largo. Pardoe aveva in poche parole narrato a Piotre quanto era avvenuto dopo la loro separazione, senza nascondergli i suoi sospetti sulla sorte toccata ai due disgraziati marinai rimasti a guardia dell’imbarcazione.

— Noi non lasceremo questa baia senza aver prima la certezza che i miei due uomini sono stati uccisi e senza aver inflitto, a questi ributtanti cannibali, la lezione che si meritano, — aveva risposto il baleniere, con tono risoluto.

— Ora che sappiamo che il comandante della Rosita è vivo e che non corre, almeno per ora, alcun pericolo, essendo stato adottato dalla tribù, possiamo indugiare qualche giorno, prima di spiegare le vele. Me lo permetterete, Mariquita?

— Sarebbe una crudeltà andarcene senza aver chiarita la sorte toccata ai vostri marinai, — rispose la giovane. — Avete il diritto e anche il dovere di cercarli.

— Non avete trovato le loro armi? — chiese il signor Lopez ai marinai.

— Nulla, — disse Pardoe. — Vi dirò però che ci è mancato il tempo di perlustrare la spiaggia e che la nebbia era allora fittissima.