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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/237


In cerca di Piotre 237

a balzi per evitare le radici, i cespugli ed i tronchi morti, i loro colpi non potevano avere più nessuna sicurezza ed i dardi andavano quasi sempre perduti, colpendo invece le piante.

I marinai invece, per rallentare l’inseguimento, di quando in quando si voltavano, scaricando qualche colpo di pistola e siccome sparavano nel fitto delle masse, qualche selvaggio ferito più o meno gravemente cadeva e non sempre per rialzarsi.

Il cacciatore di guanachi, che conosceva quei luoghi e che come tutti i selvaggi sapeva guidarsi per istinto, si era slanciato giù per una costa, gridando senza posa:

— Affrettate... tuonate sempre! Il mare non è lontano! —

Era così agile che doveva fermarsi di frequente per aspettare i marinai, i quali non volevano lasciare indietro papà Pardoe, troppo vecchio per poter gareggiare colle loro gambe. Fortunatamente i colpi di pistola trattenevano sèmpre i fuegini, sia pure per pochi istanti, ma sufficienti per permettere ai fuggiaschi di riguadagnare la distanza perduta.

Qualche freccia o qualche giavellotto li colpiva, senza far troppo male, avendo le une e gli altri punte di osso o di pietra tutt’altro che bene lavorate e poi essendo i marinai difesi da grosse casacche di panno e vestiti internamente di pelli di leone marino.

Quella corsa furiosa durò una buona mezz’ora, poi i cinque uomini si fermarono un momento a riprendere fiato.

Erano giunti sul margine del bosco ed i fuegini, vedendo che non potevano più ripararsi dalle palle nascondendosi dietro i tronchi degli alberi, avevano, rallentato l’inseguimento, poco desiderosi di esporsi allo scoperto.

— È vicino il mare? — aveva chiesto papà Pardoe, con voce affannosa, al cacciatore di guanachi.