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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/218

218 Capitolo XV.

alcun rumore. Una folta nebbia, spinta dai venti che soffiavano sulle montagne, era improvvisamente calata, avvolgendo la foresta, fenomeno comunissimo, che si verifica parecchie volte anche nello stesso giorno, in quelle terre umidissime.

Avevano percorso appena una cinquantina di passi preceduti dal selvaggio, il quale si era avanzato con molta precauzione, guardando attentamente sotto le piante, quando in lontananza si udirono rimbombare quattro detonazioni, sparate una dietro l’altra e che si ripercossero nettamente sotto le folte vôlte dei faggi antartici.

— Signor Piotre! — esclamò papà Pardoe, impallidendo. — Assalgono i marinai della scialuppa!

— Ah! canaglie! — gridò il baleniere. — Assassinano la mia gente! Accorriamo! — Stavano per prendere la corsa, quando videro parecchi gruppi d’uomini irrompere fra i tronchi d’albero ed i cespugli, agitando furiosamente mazze di pietra e giavellotti.

Clamori assordanti e feroci, che parevano ululati di fiere in furore, ruppero bruscamente il profondo silenzio che regnava nella foresta.

Quanti erano gli assalitori? Molti senza dubbio, perchè ne sbucavano da tutte le parti, lanciando dardi e freccie.

Piotre sparò contro i primi le sue pistole, facendone cadere al suolo due, poi afferrò fra le robuste braccia Mariquita, se la strinse al petto e si slanciò attraverso alla foresta a corsa sfrenata, urlando:

— Fuggite alla costa! —

In quel momento una nuova banda di selvaggi si era gettata fra lui ed i suoi uomini, dividendoli.

Per un momento ebbe l’idea di tornare inditro e di correre in aiuto dei suoi marinai, poi, udendo i colpi di pistola rintronare dall’altra parte della discesa, non si fermò, tanto