Apri il menu principale

Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/200

200 Capitolo XIV.


— Si è arenato in mezzo alle scogliere e così solidamente da non poter essere più rimesso a galla. Pesava tanto che due tribù non sarebbero state capaci di strapparlo da quelle rocce.

— Quanti uomini lo montavano? —

Il selvaggio si guardò le dita, poi i piedi, poi i marinai che lo circondavano, quindi scosse la testa, come se non fosse capace di fare il conto, troppo difficile di certo pel suo cervello.

— Non so, molti.

— Sono stati mangiati?

— Perchè vuoi che noi mangiamo gli uomini bianchi? — rispose, mostrandosi quasi offeso.

— Forse che non divorate più i naufraghi? — chiese Piotre, ironicamente.

— Sono troppo amari e troppo salati, — rispose candidamente lo stregone. — Preferiamo la carne dei nostri che somiglia più a quella dei pesci.

— Già, perchè è impregnata d’olio di foca e puzza di più, — disse papà Pardoe, ridendo.

— Allora sono ancora vivi, — disse Piotre.

Il selvaggio guardò il baleniere con una cert’aria imbarazzata, quindi rispose:

— Non lo so.....

— Non li hai più veduti tu?

— Io no; vi è nella nostra tribù un uomo che potrebbe dirtelo, avendo assistito al naufragio di quel grosso canotto.

— Come! — esclamò Piotre, stupito. — Non l’hai veduto tu rompersi sulla spiaggia?

— Io no.

— E come hai potuto dirmi che quel canotto era un po’ più piccolo del mio se non l’hai veduto? Tu cerchi d’ingannarmi.