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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/198

198 Capitolo XIV.


— Un australiano non avrebbe fatto di più, — disse il signor Lopez. — Che stomaco! E scommetterei che questo diavolo d’uomo sarebbe capace di ricominciare! —

Piotre intanto, dopo una breve assenza, era tornato in coperta, tenendo in mano parecchie fila di perle azzurre e rosse che fece vedere allo stregone. Questi aveva subito fatto un gesto come per afferrarle; il baleniere si era tirato invece sollecitamente indietro, dicendogli in lingua Ona:

— Sì, queste saranno tue, se risponderai alle mie domande.

— L’uomo bianco può interrogarmi, — rispose lo stregone. — Ti avverto prima che non mi lascierò ingannare e che gli Ona non hanno paura degli stranieri. Che cosa vuoi?

— Da dove viene la tua tribù?

— Dalle regioni del Sud.

— Da quanto tempo siete giunti qui?

— Prima che Yaue-ana facesse cadere sulle montagne la polvere bianca.

— Cioè prima dell’inverno, — disse papà Pardoe che conosceva la lingua e che traduceva a Mariquita ed al signor Lopez le risposte del selvaggio.

— Hai udito raccontare che un canotto grosso come questo e che aveva pure al pari di questo le ali, si sia perduto sulle coste meridionali? — chiese Piotre.

Lo stregone stette un momento silenzioso, guardando la nave da prora a poppa, poi disse:

— Sì, era come questo canotto, un po’ più piccolo.

— Dove si è spezzato? — chiese Piotre, corrugando la fronte.

— Lontano di qui, molto, dalla parte di dove vengono i ghiacci.

— È stato spinto verso terra dalla tempesta?