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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/167


Fra i ghiacci 167


D’improvviso i due enormi ghiacci, quasi contemporaneamente, s’inchinarono uno verso l’altro con mille scricchiolii: l’uno e l’altro perdevano l’equilibrio nell’istesso momento.

L’equipaggio istintivamente si era slanciato verso poppa. Anche Mariquita aveva lasciata la prora sulla quale già cadevano i primi massi staccatisi dalle cime dei due colossi.

— Siamo perduti! — aveva gridato una voce.

— In acqua la scialuppa! — aveva gridato una seconda. — Si salvi chi può! —

Il momento era terribile. I due ice-bergs continuavano ad inchinarsi sopra la Quiqua che fuggiva sotto di essi.

Piotre, vedendo i suoi uomini fuggire, aveva fatto colla sinistra un gesto minaccioso.

— Chi tocca una scialuppa è uomo morto! — aveva gridato, mentre il suo viso assumeva una terribile espressione di ferocia. — Ai vostri posti!.... —

Se sapeva dirigere la sua nave, sapeva anche farsi obbedire. Vedendolo lì pronto a slanciarsi, i marinai s’erano fermati più per paura della sua minaccia che della morte imminente, sapendo di che era capace quel formidabile uomo.

Ma no, la morte non li voleva ancora!

Per un miracolo inaudito, le due punte degli ice-bergs si erano appoggiate l’una contro l’altra, formando sotto di esse una specie di canale e ritardando così per qualche minuto la rovina.

Quel momento era stato più che sufficiente a Piotre per sfuggire al grave pericolo. La Quiqua era passata e le montagne non si erano ancora fracassate che già era lontana parecchi metri e navigava in uno spazio assolutamente libero.