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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/16

16 Capitolo I.


Gli uccelli marini e anche i pesci cani devono essersene nutriti abbondantemente e tu sai che, nè gli uni nè gli altri osano avvicinare questi cetacei se non dopo che sono morti e anche da qualche tempo.

— Non ci sarà sui manichi dei ramponi il nome della nave a cui appartenevano? — chiese José.

— No, lo troveremo invece sulle doghe.

— Che cosa sono queste doghe?

— Tavolette di sughero attaccate all’estremità delle lenze, su cui sono impresse, col ferro rovente, le cifre della nave e talvolta anche le iniziali del capitano. Ciò si usa onde nessuna altra nave s’impadronisca d’una balena uccisa da altro equipaggio ed in ciò, devo dirlo a loro onore, i balenieri sono leali.

— Sicchè noi sapremo almeno a quale nave appartenevano quei due marinai?

— Sì, se le lenze non si sono spezzate.

— E perchè quei due uomini si sono rifugiati sul dorso della balena? Ecco una cosa che non so spiegarmi, Pardoe, — disse José.

— Io suppongo che la balena abbia sfondata la scialuppa che le dava caccia e che quei marinai, probabilmente i soli superstiti, si sieno aggrappati in tempo alle lenze.

— E la loro nave perchè non è andata in loro soccorso?

— Mio caro José, — disse il vecchio, — quando le balene vengono ferite, fuggono e non vi è nessuna nave, per quanto rapida, che possa tenere loro dietro.

Forse quella a cui apparteneva la scialuppa sta ora cercandola e non sarei sorpreso di vederla comparire da un momento all’altro, a menochè....

— Prosegui, Pardoe, — disse il giovane.

— Non sia stata affondata da un colpo di testa del cetaceo. Di questi casi ne sono avvenuti. Ohè, ragazzi, forza ai remi. Giriamo il Capo e l’oceano è assai mosso. —