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Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/13


Il carcame d'una balena 13


— E che pare non diano segno di vita, — aggiunse il baleniere.

— Sì, Pardoe, a meno che non dormano.

— È impossibile, Josè, — rispose il vecchio, la cui emozione aumentava. — Due uomini non oserebbero dormire, specialmente così vicini alle coste. Devono essere morti o moribondi.

— Pardoe, facciamo levare l’àncora alla Pillan e andiamo ad abbordare quella balena, — disse Josè. — Forse noi giungeremo in tempo per salvarli.

— La Pillan ha ancora da inferire le vele ai pennoni e perderemmo troppo tempo. Abbiamo la nostra scialuppa e fra questi minatori i bravi marinai non mancano.

Vieni, Josè, andiamo ad accostare quel cetaceo. —

Mentre stavano scendendo, i minatori delle huaneras, quasi avessero indovinato le loro intenzioni, avevano spinto in acqua una grossa scialuppa che era stata fino allora in secco sulla spiaggia, per metterla al riparo dalle forti ondate dell’oceano.

— Ragazzi! — gridò il vecchio Pardoe. — Chi vuole seguirmi? — Venti o trenta uomini, quasi tutti marinai o vecchi pescatori, si erano fatti innanzi.

— Bastano otto, — disse Pardoe. — Salgano i più robusti, gli altri non perderanno nulla nell’attesa, perchè la balena apparterrà a tutti. —

Otto robusti garzoni balzarono come un solo uomo nella scialuppa, afferrando prontamente i remi.

Il vecchio baleniere sì mise alla barra del timone, mentre Josè prendeva posto sull’ultimo banco, chiedendo:

— Dobbiamo alzare l’albero e spiegare la vela?

— È inutile, — rispose il vecchio. — La raggiungeremo egualmente, prima che le onde la respingano al largo. —