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Caccia ad un elefante 127

Giunto a trenta passi dal mostruoso animale, armò risolutamente la carabina, poi lanciò un fischio acuto.

L’elefante, sorpreso, cessò di colpo dall’assorbire l’acqua per versarsela sulla gamba ferita, poi risalì lentamente la sponda camminando a ritroso; quindi si volse emettendo un barrito assordante, che tradiva dell’inquietudine, ma che annunciava anche un imminente scoppio di collera. Quasi nel medesimo istante due lampi balenarono dietro ai tronchi dei tek, seguìti da due strepitose detonazioni.

Antao e Asseybo, vedendo il colosso presentarsi di fronte, avevano fatto fuoco.

Disgraziatamente le palle non dovevano essere giunte a destinazione esatta. Difatti il pachiderma, invece di cadere lanciò una possente nota metallica e si scagliò con impeto irresistibile verso gli alberi, roteando furiosamente la terribile tromba.

— Fuggite!... — aveva gridato Alfredo.

Il portoghese ed il negro non avevano atteso quel consiglio. Spaventati dall’irrompere di quell’enorme massa, erano balzati fuori dal rifugio, dandosi a precipitosa fuga attraverso la foresta.

Alfredo aveva veduto ogni cosa ed era diventato pallido. Guai se non riusciva ad arrestare il furioso animale: i due imprudenti non avrebbero continuata per molto la loro corsa, non ignorando che gli elefanti, malgrado la loro mole, possono spiegare un’agilità straordinaria e gareggiare talvolta perfino coi cavalli.

Balzò rapidamente fuori dagli ebani e si slanciò innanzi mandando alte grida, per attirare su di sè l’attenzione dell’animale.

Questi, credendo forse di avere i nemici dietro le spalle invece che dinanzi, fu pronto a volgersi e vedendo a pochi passi il cacciatore, lo assalì a testa bassa, colle zanne tese e la proboscide alzata.

Alfredo non era fuggito. Facendo appello a tutto il suo coraggio ed a tutto il suo sangue freddo, si era appoggiato al tronco d’un sicomoro, tenendo la carabina puntata.

A quindici passi fece fuoco.

Il colosso, colpito alla giuntura della spalla sinistra, s’inalberò come un cavallo sotto un violento colpo di sprone, poi lanciò un lungo barrito, ma che aveva qualche cosa di lamentevole, di straziante, quindi riprese la corsa.