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I succhiatori di sangue 189

— Cosa vuoi dire? — chiese Velasco.

— Sono due uomini!...

— Gran Dio!...

Velasco si era precipitato ai piedi del simaruba. Un grido d’orrore gli uscì dal petto.

Don Raffaele e l’indiano giacevano appoggiati contro il tronco dell’albero, come se dormissero, ma entrambi erano imbrattati di sangue, il quale colava lentamente dalle loro tempie.

— Una torcia, Alonzo!... — gridò il dottore.

Il giovanotto con un balzo si gettò nella scialuppa, frugò rapidamente in una cassa, trasse una candela, l’accese e si precipitò verso il dottore.

— Sono stati assassinati? — gridò con voce rauca.

— No — disse Velasco che aveva acquistato rapidamente il suo sangue freddo. — Sono stati dissanguati dai vampiri che abbiamo veduti volare via.

— E sono morti?

— No, ma svenuti per la perdita di sangue.

— Non corrono pericolo alcuno?

— Rimarranno deboli per alcuni giorni, ma nulla di più. Se tardavamo a giungere però, poteva a loro toccare di peggio. Attendimi un istante.

Il dottore si recò nella scialuppa, prese una piccola farmacia portatile ed estratta una fiala di essenza for-