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76 emilio salgari


I tre cacciatori si misero in ascolto, guardando sotto gli alberi.

Alcune forme non bene distinte s’avanzavano con precauzione, passando a circa cinquanta passi dal banano. Erano di statura molto bassa e si potevano scambiare per cani o per volpi.

— Cosa sono? — chiese il tedesco.

— Aspettate che si mostrino nello spazio illuminato dalla luna — disse l’arabo.

— Che siano volpi? — chiese il greco.

— Non ve ne sono qui. Saranno piuttosto sciacalli.

La torma, composta di una ventina di individui, raggiunse in breve lo spazio illuminato dai raggi dell’astro notturno.

Erano animali di piccola statura, che avevano l’aspetto delle volpi e dei lupi, avendo il colore e la coda delle prime e la statura dei secondi.

— Sono sciacalli — disse l’arabo. — Pessima selvaggina che non vale un colpo di fucile.

— E quello che si avanza dalla parte del fiume? — chiese il tedesco.

— È la selvaggina che aspettiamo — disse El-Kabir, balzando lestamente a terra ed armando il fucile. — Non ce la lasciamo sfuggire.

— È un’antilope? — chiese Matteo.

— Un urebi.

— Buona selvaggina?

— Eccellente!

— Uccidiamolo!

I tre cacciatori si misero a strisciare fra i tronchi del banano, cercando di non far scricchiolare le foglie secche.

L’animale specificato dall’arabo veniva dalla riva del fiume dove era andato a dissetarsi. Accortosi della presenza degli sciacalli, aveva fatto il giro del banano per guadagnare la foresta.

I tre cacciatori con un’abile mossa gli chiusero il passo e quando se lo videro a cinquanta passi, fecero una scarica simultanea.