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– Sì, signor ufficiale – rispose Nunez con fina ironia. – Forse ciò vi sorprende?

– Chi è costui? – chiese, additando il barone.

– Il barone Renato di Chivry, suddito degli Stati dell'Unione Americana e mio passeggiero.

– Chi siete voi?

– Il capitano Fernando Nunez, di Cadice.

– È vostra questa nave?

– Mia.

– Di dove siete partito?

– Da Rio Janeiro.

– E vi recate?

– Nel golfo del Messico.

– Sono in ordine le vostre carte?

– Lo credo.

L'inglese tornò a squadrare dall'alto in basso il negriero, poi gittò un lungo sguardo sull'equipaggio, che si era schierato parte a poppa e parte a prua, e disse:

– Perché tenete un equipaggio così numeroso, mentre dodici uomini basterebbero per manovrare il vostro brick?

– Perché così mi garba, signore – rispose il negriero con tono acre. – Si deve forse chiedere il permesso all'Ammiragliato inglese per portare trenta uomini invece di dodici? Sono suddito spagnolo e non devo render conto che alle autorità del mio paese.

– Tranquillatevi, capitano Fernando Nunez, di Cadice – disse l'inglese con ironia accentuata. – Prima datemi delle spiegazioni.

– E con quale diritto me le chiedete?

– Col diritto che hanno le navi da guerra di tutte le nazioni civili, di visitare le navi sospette.

Il negriero impallidì, non di paura, ma di rabbia.

– E che?... La mia nave è sospetta?

– Pare – rispose flemmaticamente l'inglese. – Ditemi, capitano Fernando Nunez, di Cadice, chi era quell'uomo che si gettò in acqua da un sabordo di poppa e che voi riprendeste dopo una lotta ostinata?

– Uno dei miei marinai.