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contro la caccia degli incrociatori, non gli arrideva. Aveva trovato nella piccola ma agguerrita nave nemica una rivale in fatto di velocità e nel suo capitano un lupo di mare dei più abili e dei più intrepidi.

Non avendo ottenuto alcun risultato col colpo in bianco, il comandante inglese si era slanciato animosamente sulle tracce della nave negriera, risoluto a raggiungerla e a visitarla, avesse dovuto lanciare i suoi uomini all'arrembaggio.

La piccola nave era lontana milledugento metri, ma lentamente guadagnava.

Le sue immense rande e le sue controrande, stringendo il vento più che potevano, la facevano volare sulle spumeggianti onde dell'Atlantico pari ad un immenso alcione, lasciandosi a poppa una candida scia, che si perdeva in lontananza.

Il negriero non si perdeva d'animo per questo, e continuava a far aggiungere nuove vele al suo brick, sperando sempre di guadagnarla sulla velocità del nemico. Non soddisfatto di aver fatto spiegare i coltellacci e gli scopamari, aveva fatto issare anche la randa, sciogliere gli stragli e aggiungere una vela quadra sul bompresso, facendola trattenere con un pennone legato ai paterazzini dei flocchi.

L'Albatros filava con crescente rapidità, essendo il vento in favore e assai fresco, ma quella goletta guadagnava ancora. Si sarebbe detto che a poppa avesse un'elica od una ruota, tanta era la sua velocità.

Carramba!... – esclamò Nunez che diventava di momento in momento più inquieto e che non perdeva un solo istante di vista la piccola nave da guerra.

– Che il mio Albatros sia diventato vecchio di già? E la prima volta che si lascia raggiungere; eppure il vento è buono e siamo carichi di vele.

– Guadagna sempre quella dannata goletta? – chiese il barone con ansietà.

– Sì, e se continua così, fra un'ora e forse meno sarà a tiro.

– Cosa pensate di fare? Bisogna decidersi.

– Lo so; e per quanto pensi non trovo un'uscita.

– Hanno buona portata i vostri cannoni?

– Sì, ma la goletta ne possiede almeno otto, o dieci. Se una palla ci spezza un albero, per noi è finita.