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Vedendosi ormai preso, si lasciò andare a picco, sperando di sfuggire ancora; ma Mumbai immerse rapidamente un braccio e lo afferrò pel colletto.

– Orsù, venite adunque! – gridò, traendolo a galla. – Dovevo aspettarmi questo brutto giuoco.

Almeida, invece di arrendersi, si mise a dibattersi con furore; ma il gigante possedeva una forza straordinaria. Lo sollevò come se fosse una piuma e lo depose nel fondo della scialuppa, mettendogli una mano sulle labbra per impedirgli di gridare.

– A bordo! E senza perdere una battuta – disse il gigante, lanciando un bieco sguardo sulla goletta.

La nave da guerra si avvicinava allora a tutte vele spiegate, cercando di frapporsi fra la scialuppa e l'Albatros. Senza dubbio il suo equipaggio, che doveva avere dei sospetti circa il traffico che esercitava la nave spagnola, si era vieppiù allarmato da quella scena svoltasi sotto i suoi occhi, che non aveva l'apparenza d'un comune salvataggio, ed esigeva delle chiare spiegazioni.

Era però quella nave ancora troppo lontana per tagliare la via alla scialuppa, che era montata dagli uomini più robusti dell'Albatros. Mumbai, che non la perdeva d'occhio, s'accorse a tempo della manovra e filò dritto verso la nave negriera, la quale, dal canto suo, veleggiava incontro a lui.

In sette minuti la nave e la scialuppa s'incontrarono, e Mumbai, afferrato fra le robuste braccia il giovane marchese, lo portò sul ponte non ostante la sua disperata resistenza.

– Disgraziato, volete perderci tutti! – gli gridò il barone, quando si vide dinanzi il fuggiasco.

– Miserabile! – urlò Almeida. – Ti farò appiccare!

– Conducetelo via, – disse Nunez, – e voi issate la scialuppa e spiegate tutte le vele.

– Dove devo portarlo? – chiese Mumbai.

– Legatelo, e per ora conducetelo nella sua cabina – disse il barone.

– E fatelo guardare da due uomini – aggiunse Nunez.

Poi rizzandosi quanto era lungo, gridò con voce maschia ed energica: