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7.

L'EVASIONE DEL MARCHESINO


Volendo approfittare, fin che poteva, della grande corrente equatoriale che entra nel golfo del Messico passando fra l'arcipelago delle Piccole Antille e non amando la vicinanza della terra americana, che partendo dal capo Orange fino al Venezuela descrive una curva viziosa verso l'ovest, il capitano Nunez mise la prua al nord, essendo sua intenzione di penetrare nel grande golfo nei pressi della Barbada. Avvistato il 23 aprile il capo Orange, che segna il confine fra il Brasile e la Guaiana francese, rientrò nella corrente equatoriale, che aveva per poche ore abbandonata, e si diresse al largo, piegando però leggermente verso l'ovest.

Il tempo si era rimesso, e il vento soffiava regolarmente e sempre in favore, agevolando la corsa dell'Albatros, la cui rapidità si manteneva costante fra i sette e i nove nodi.

Il marchesino continuava a essere tranquillo, ma rifiutavasi energicamente di vedere il barone, e bastava soltanto che Mumbai gli parlasse del rapitore, perché si vedesse montare sulle furie. In quei momenti non pareva più un giovanotto di sedici anni, ma un uomo pronto, determinato a tutto; e minacciava di mettere a soqquadro la cabina e di ribellarsi anche al suo carceriere. Ma anche nei suoi momenti di calma, pareva che un'idea fissa lo tormentasse