Pagina:Salgari - Il re della prateria.djvu/107


Il messicano rimase silenzioso alcuni momenti, poi disse, ma come parlando a se stesso:

– Chissà che un giorno i Mendoza non tornino ricchi.

– Dimmi, Ramieroz – riprese il barone accendendo un sigaro. – Ritornerà più nel Brasile, il marchesino?

– Forse.

– Perché forse?

– È tornato il capo? Eppure avrebbe riveduto ben volentieri quei luoghi.

– Ma chi glielo impediva?

– Gl'indiani rispettano molto i loro capi, ma non li lasciano abbandonare la loro tribù.

– Ma di quali indiani intendi parlare?

– Gli apaches del capo Grand'Aquila.

– Dove abitano queste pellirosse?

– Fra il Rio Chelle e la Sierra Carriso.

– Avete un bel tratto da percorrere.

– Bah! I nostri mustani sono solidi e corrono come il vento – disse il messicano.

– Quando parti?

– Fra un'ora.

– Ma Almeida non si sveglierà prima di stasera.

– Meglio così. E tu ritorni nelle praterie del Texas?

– No, ritorno in patria – rispose il barone. – Ormai ho abbastanza da vivere senza continuare l'errante vita dello scorridore. Sono vent'anni che non rivedo il mio paese e voglio andare a morire nel mio vecchio castello, se ancora rimane in piedi.

– Allora separiamoci. Ho fretta di ripartire e di rivedere il gran capo.

Si alzò, andò a frugare in un angolo della capanna e ritornò portando due grosse bisacce.

– Queste sono le trentamila piastre che noi vi dobbiamo – disse rivolgendosi verso il capitano Nunez. – Questo è il tuo oro... – disse consegnando la seconda bisaccia al barone. – Ed ora partite, e ricevete i ringraziamenti del capo Grand'Aquila.

I negrieri e il barone vuotarono un ultimo bicchiere di mezcal