Pagina:Salgari - Il re della prateria.djvu/105


Il messicano distese per terra il suo serapé di mille colori, invitò gli ospiti a sedervisi attorno, e servì le costolette e le tortillas, unendovi due bottiglie di mezcal, specie di acquavite che si estrae dalle radici dell'agave, e un pacco di deliziosi sigari.

– Dunque, – riprese mentre il barone e i tre negrieri lavoravano di denti, – il colpo è riuscito bene?

– Sì, ma per poco non siamo stati appiccati, mio caro Ramieroz – rispose di Chivry.

– Si sono accorti del rapimento, i parenti del marchesino?

– Nel momento no, ma più tardi di certo.

– Che abbia dei sospetti suo zio?

– Non lo credo.

– Non ti ha veduto?

– No.

– Ne sei certo?

– Certissimo, poiché egli dormiva quando rapii il marchesino.

– Il capo sarà doppiamente contento.

– Ma quale capo? Ti spiegherai almeno una volta?

– Non posso, di Chivry.

– Ma cosa si vuol fare del marchesino?

– Lo ignoro.

– E chi è che ti ha incaricato di farlo rapire?

– Il capo indiano.

– Non riuscirò mai a capir nulla.

– Lo credo – disse il messicano sorridendo.

– Che voglia vendicarsi dei Mendoza-Araniuez?

– Tutt'altro!

– Conosce almeno Almeida?

– L'ha veduto molti anni fa, quando il marchesino era piccolo, quasi un bambino.

– Forse un tempo è stato al Brasile il tuo capo?

– È possibile.

– Che sia un parente dei Mendoza?

– Non lo so.

– È vecchio il capo?

– No, ma credo che non vivrà molto.