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– Il marchesino è nella baleniera.

– Legato? – chiese il messicano, aggrottando la fronte.

– No, ma dorme e non si sveglierà prima di un'ora.

Ramieroz s'avvicinò all'imbarcazione e contemplò per alcuni istanti, e con vivo interesse, Almeida.

– Grazie, di Chivry – disse poi. – Spero che il capo sarà contento.

– Quale capo? – chiese il barone.

Il messicano si mise un dito sulle labbra, per invitarlo a tacere, poi disse:

– Sono cose che non ti riguardano.

Indi volgendosi verso Nunez che ascoltava attentamente i loro discorsi:

– Favorite seguirmi, señor...

– Fernando Nunez, capitano del brick l'Albatros – disse il barone.

Il messicano s'inchinò cortesemente dinanzi al negriero porgendogli la destra, poi continuò:

– Credo che sarete stanchi e gradirete un po' di riposo nella mia povera capanna.

– Devo far portare il marchese? – chiese Nunez.

– È inutile – rispose il messicano.

Accostò alle labbra un fischietto ed emise tre note acute.

Poco dopo quattro indiani di statura quasi gigantesca, col capo adorno di piume, i calzoni tagliati, aperti all'estremità inferiore e ornati di certe frange nere che si sarebbero scambiate per ciuffi di capelli umani, uscirono dalla macchia, entro la quale pareva che si tenessero imboscati, armati di fucili e di quelle formidabili scuri che si chiamano tomahawaks.

– Khiovara, – disse il messicano, volgendosi verso quello che pareva il più vecchio, – prendi quel giovanotto e fallo trasportare nella capanna coi dovuti riguardi. È l'uomo che il capo aspetta.

L'indiano fece un cenno affermativo e s'avvicinò alla baleniera, sollevando delicatamente il giovane marchese che dormiva ancora.