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94 Capitolo VIII.


— E che cosa ha deciso quel re dei ladri?

— Di prestarci il suo aiuto. Egli dispone di trentamila birbanti che valgono come centomila poliziotti. — disse Fedoro.

— Gli avete narrato tutta la dolorosa istoria dei signori Starinsky, dunque?

— Sì, signor Ranzoff.

— Hanno saputo qualche cosa sul barone? — chiesero ad una voce Wassili e Boris, con viva ansietà.

— Ci ha mandato quest’oggi stesso un biglietto, pregandoci di recarci da lui.

— E non vi siete andati? — chiese il capitano dello Sparviero.

— Non ancora. Voi ci avevate detto di aspettarvi, tutte le sere, fino alla mezzanotte, in quella birreria e mancano ancora dieci minuti ai dodici tocchi.

— Non ci attendevate di certo questa sera, signor Fedoro.

— Mah!... Avevo un presentimento. Colla vostra meravigliosa macchina, voi potete attraversare distanze enormi.

— Deve essere stata una corsa furiosa, — disse il capitano dei cosacchi. — Ci avete lasciati appena tre settimane or sono sulle rive del Ladoga.

Nessun uccello riuscirà mai a competere col vostro treno aereo. Per le steppe del Don! Voi volate meglio d’un’aquila e d’un albatro!

— Ho attraversata la Siberia due volte senza mai accordare un momento di riposo alla mia macchina, — rispose Ranzoff. — Non ho fatto che una sola fermata nei dintorni di Tomsky per imbarcare Wassili, cui aveva dato in quel luogo un appuntamento.

Orsù, si può vedere questa notte quel famoso capo della gaida?

— Anzi, non riceve che di notte, — rispose Rokoff. — Di giorno gli affari dei suoi bricconi sono sospesi e perciò dorme.

— Dove abita? — chiese Wassili.

— Nella Tractir Uglitch, dietro il mercato della Sennaia, sulla strada Cadowaia, — rispose Fedoro.

— È in quell’albergo che tiene seduta il consiglio della gaida? — chiese Wassili.

— Sì, signore.

— Non ci ammazzeranno?

— O non ci apriranno? — disse Ranzoff.

— Abbiamo la parola d’ordine del presidente e godiamo la sua protezione.