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Gli avventurieri canadesi 319


torpediniere e spaventare velieri e piroscafi, ricondusse la macchina verso il capo Cod per attendere il segnale che dovevano fare Ranzoff e Boris.

Per timore d’una sorpresa, non vi giunse che verso la mezzanotte lanciando lo Sparviero lungo la spiaggia.

Una viva agitazione si era impadronita di tutti. Specialmente Wassili era diventato nervosissimo.

Non scorgendo nulla, anche in causa delle fitte tenebre che avvolgevano la terra e l’oceano, l’ingegnere, il quale non riusciva più a dominare la propria impazienza, fece accendere un razzo azzurro.

La striscia di fuoco si era appena innalzata, quando un’altra identica sorse dalla spiaggia avvolgendo la macchina volante in una miriade di scintille.

Un grido di gioia era sfuggito da tutti i petti.

— Hanno risposto!...

— Liwitz!... — chiamò l’ingegnere. — Ferma le ali!... Cala adagio!... —

Lo Sparviero, sorretto solamente dai piani orizzontali, si lasciò andare dolcemente, descrivendo delle larghe oscillazioni, simili a quelle che subisce un pallone quando non ha più bastante gaz per tenersi in aria. Fortunatamente la spiaggia in quel luogo era larghissima, solcata solamente da piccole dune di sabbia, cosicchè la macchina volante potè adagiarsi tranquillamente a cinquanta o sessanta passi dal mare.

Quattro uomini erano subito scesi da una duna vicina: erano Ranzoff, Boris ed i due marinai che avevano guidato il canotto.

Wassili, Rokoff e Fedoro stavano per balzare giù del fuso, quando Ranzoff li fermò con un gesto imperioso.

— Siamo inseguiti, — disse poi. — A me marinai: imbarcate subito il canotto.

— Da chi inseguiti? — chiese Wassili.

— Una cannoniera ci ha seguìti per più d’una ora e forse non è lontana.

— E il dispaccio del baronetto?

— È arrivato, ma non perdiamo tempo pel momento. Su, imbarcate!... —

Il canotto fu issato sulla tolda, poi lo Sparviero prese lo slancio innalzandosi rapidamente.

In quell’istante un lampo ruppe le tenebre e rimbombò una fortissima detonazione.