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Il condannato | 29 |
Quel rullìo fragoroso durò cinque minuti, ma, con grande sorpresa del capitano, nessun uomo comparve nel corridoio.
— Che cosa fanno dunque quei figli di cagne?1 — gridò inviperito. — Che ieri sera abbiano fatto baldoria?
Un’altra battuta, Uska. —
Il cosacco ripetè la sveglia, facendo saltare precipitosamente i timpani, ma anche questa volta la porta del dormitorio rimase chiusa.
— Uska, che cosa vuol dir ciò? — chiese il capitano al tamburino.
— Pare che i miei camerati abbiano il sonno duro, stamane, — rispose il cosacco. — Non mi è mai successo un caso simile.
— Li hai veduti bere tu, ieri sera?
— No, padrone.
— Vivaddio! Andrò io a svegliarli a colpi di nagaika e li farò strillare come oche spennate vive! — urlò il capitano.
S’appressò alla porta del dormitorio, la spalancò con un formidabile calcio e si precipitò verso i letti, facendo fischiare la terribile frusta, ma fatti pochi passi si fermò, lasciandosi sfuggire una bestemmia.
— I letti sono vuoti, — esclamò impallidendo. — Che siano fuggiti per non fucilare quell’imbecille di Starinsky? Oh no! Non lo crederò mai!...
— Padrone, non vedo nessuno, — disse Uska, lasciando rotolare a terra il tamburo.
— Pezzo di canaglia! — urlò il capitano. — Che cosa hai fatto tu questa notte?
— Ho sempre vegliato dinanzi alla stanza del condannato, insieme ad Olao, — rispose il cosacco, tremando.
— E non hai veduto uscire nessuno dal dormitorio?
— No, capitano.
— Allora saranno passati dall’altra porta.
— È probabile.
— Lascia stare il tamburo, prendi il tuo fucile e seguimi. —
Levò dalla guardia la rivoltella e attraversò a passi rapidi lo stanzone, girando intorno sguardi feroci.
Tutti i letti erano vuoti, perfino quello del maresciallo d’alloggio.
Bestemmiando e agitando minacciosamente la nagaika, entrò in un corridoio. Un acuto odore d’alcool gli giunse subito alle nari.
— Ah! Canaglie! — esclamò. — Si sono ubbriacati di votka! Vi farò a pezzi, figli di cagne!... —
- ↑ Gli ufficiali chiamano così i cosacchi quando sono incolleriti.