Pagina:Salgari - Il Re dell'Aria.djvu/262

260 Capitolo IV.


— Forse ventiquattro nodi e qualche decimo, — rispose l’ufficiale.

— Il macchinario è solido: fate il possibile per ottenere i venticinque.

— Lo si vedrà, comandante.

Il baronetto aveva rialzati gli occhi verso il cielo stellato. La macchina infernale era là, proprio sopra l’incrociatore, ad un’altezza di millecinquecento o più metri e regolava la sua corsa sulla formidabile spinta delle macchine, mantenendo sempre la medesima posizione. Le sue immense ali vibravano, senza troppa precipitazione, mentre il fuso, illuminato pienamente dalla luna, scintillava come se fosse d’argento.

— Ci seguono, tenendosi al riparo dai nostri pezzi, — disse il barone a Orloff.

— Quel Re dell’Aria deve essere un gran furbo, — rispose il comandante dell’Orulgan. — Che fiuto meraviglioso ha quell’uomo!... Si direbbe che sente le navi a parecchie centinaia di miglia di distanza.

— È stata la nostra musica ad attirarlo.

— Ciò non impedirà di crearci dei grossi fastidi, signor barone.

— Voi credete che ci assalirà nuovamente, signor Orloff? — chiese Teriosky, con una certa apprensione.

— Sa di essere più forte di noi, signore, finché si mantiene sopra i nostri ponti. Al sorgere del primo raggio di sole ci farà l’intimazione fatale: Abbandonate la nave e salvatevi nelle scialuppe o vi affonderemo tutti.

— E voi credete che io sia disposto a obbedire?

— Il vostro non è un povero transatlantico, senza protezione e senza artiglierie... tuttavia... Eh! Se ci rovesciasse addosso una tempesta di quelle misteriose granate-mine o torpedini aeree che siano, non so se risponderei del vostro incrociatore, signor barone. Secondo il mio modesto modo di vedere e di giudicare, mi pare che sarebbero necessarie altre macchine volanti, pari a quella, per abbordarlo.

— Sapreste inventarne una?

— No di certo, signor barone. Io non ho mai voluto saperne della vita degli uccelli e mi sono sempre accontentato di quella dei pesci ed a fior d’acqua anche.

— Aspettiamo l’alba e forziamo le macchine. —

Il Tunguska precipitava la marcia, favorito anche dalla corrente del San Lorenzo, la quale si faceva sentire abbastanza forte verso la foce, in causa del riflusso.