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256 Capitolo IV.


— È cosa certa che quel furfante sorveglia la foce del San Lorenzo, credendo di cogliere uno dei nostri transatlantici. Risaliremo il fiume per qualche tratto, poi lo ridiscenderemo con tutte le lampade elettriche accese e faremo suonare la musica, come se si trattasse d’una festa a bordo. Se si trova in quei paraggi, vedrete che non tarderà a mostrarsi.

— Si può provare, — rispose semplicemente Orloff.

Il Tunguska verso sera avvistava i fanali di Anticosti e poche ore più tardi si cacciava nel San Lorenzo, il gran fiume canadese, accessibile alle navi di qualunque tonnellaggio.

Vi era entrato a fuochi spenti, non essendovi alcun pericolo d’una collisione, per l’enorme ampiezza di quel grande corso d’acqua e, dopo d’averlo salito per una cinquantina di miglia, aveva virato di bordo, ridiscendendo come un pacifico piroscafo che si prepara, col ventre ben gonfio di merci e di emigranti, ad attraversare l’Atlantico.

Tutte le lampade elettriche erano state accese nel frapponte e nelle batterie e la banda militare, ridotta della metà, suonava sotto coperta dei waltzer e delle mazurke polacche ed ungheresi.

Sopra coperta invece non brillavano che i fuochi regolamentari: il rosso ed il verde a prora ed il bianco sull’albero militare.

Il baronetto aveva date tutte le disposizioni necessarie pel combattimento. Ufficiali ed artiglieri erano al loro posto dietro gli enormi pezzi delle torri ed a quelli a tiro rapido, pronti a fulminare di sorpresa la macchina infernale, nel caso che si fosse mostrata e che il Re dell’Aria, credendo di aver da fare con un transatlantico dell’odiata Compagnia, si presentasse improvvisamente intimando, come soleva fare, l’imbarco dell’equipaggio e dei passeggieri sulle scialuppe.

Il baronetto si era seduto a prora su una comoda poltrona, con un eccellente sigaro fra le labbra, mentre Orloff, il quale si era munito d’un cannocchiale, scrutava di quando in quando il cielo, ripetendo sempre la solita frase:

— Ancora nulla!... —

Era una splendida notte d’autunno e, cosa piuttosto rara, il cielo aveva una trasparenza meravigliosa.

Le stelle salivano a milioni e milioni brillantissime e la luna cominciava a far capolino al di sopra delle sterminate foreste di pini costeggianti il maestoso fiume.

Un silenzio profondo regnava su quell’immensa distesa d’acqua dolce, rotto solo dal rapido pulsare delle macchine e dai suoni vibranti