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Pagina:Salgari - Il Fiore delle Perle.djvu/98

78 Capitolo undicesimo


— Supponi che sia un capriccio.

— Ebbene... no, Hong, — rispose ella.

— Grazie, Than-Kiù, — disse il chinese.

— Mi ringrazi tu, mentre hai giuocato la tua vita per salvare la mia!...

— Avrei ucciso dieci gattopardi per conservare il Fiore delle perle.

— Una povera giovane.

— La sorella di Hang-Tu e...

— Finisci, Hong. Tu volevi dire qualche cosa ancora.

— Partiamo, — disse il chinese, bruscamente. — Dobbiamo ora salvare Tseng-Kai. —

Raccolse la canna del fucile e si mise rapidamente in cammino, come se avesse voluto impedire alla giovane chinese d’interrogarlo.

Dovevano allora trovarsi presso la foce del fiumicello, poichè la corrente era diventata più rapida, e al di là della boscaglia si udiva, ad intervalli, un sordo mormorìo che pareva prodotto dal frangersi d’una massa d’acqua.

La loro supposizione era infatti vera, perchè dieci minuti più tardi si trovarono sulla riva del Talajan.

Hong guardò il fiume, tese gli orecchi, e non vide, nè udì nulla.

— Giungeremo prima dei pirati, — disse a Than-Kiù. — Se non m’inganno, fra un quarto d’ora noi saremo a bordo della tow-mêng.

— È necessario attraversare il fiumicello, — osservò la giovane.

— È vero, ed io ti porterò sull’opposta riva senza bagnarti.

Il chinese la sollevò come fosse una piuma, le raccomandò di aggrapparglisi al collo, poi entrò risolutamente in acqua, senza pensare che su quel fiume vi potevano essere dei coccodrilli.

L’acqua era profonda un metro e mezzo, e così rapida, da rendere il passaggio tutt’altro che facile, ma Hong era forte come un toro e opponeva ai gorghi il suo robusto dorso, senza vacillare.

Non avanzava però senza aver prima tastato il fondo e ben posato il piede, per tema di perdere l’equilibrio, e si studiava di non bagnare nemmeno i piedi della giovane chinese. Certi momenti, sia che avesse paura che gli scivolasse dalle braccia o per istinto, se la stringeva fortemente al petto, ed allora Than-Kiù sentiva che quelle braccia poderose, che avevano poco prima vinto il formidabile gattopardo, tremavano come quelle d’un fanciullo.

— Sei stanco, Hong? — gli chiese Than-Kiù.

— No, — rispose il chinese, con voce soffocata. — È nulla. —

Con un ultimo sforzo attraversò la distanza che lo separava dalla riva e guadagnò il margine della foresta. Prima di deporre a terra Than-Kiù, parve che esitasse.