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72 Capitolo decimo


— Ed il pescatore?...

— Taci: odi?... —

Than-Kiù tese gli orecchi, e udì aprirsi lentamente, con precauzione, la porta della capanna, poi un passo leggero che s’avvicinava.

— Sì, — diss’ella, — siamo traditi, però non ci lasceremo sorprendere. Dammi il mio fucile, e vediamo cosa sta per succedere.

Poi invitò il chinese ad accostarsi alla parete che divideva la capanna.


Capitolo XI

I pirati del Talajan

La luce del ramo resinoso, filtrando attraverso il tramezzo che era formato di bambù e di foglie intrecciate, rischiarava sufficientemente la cucina, per vedere quanto vi succedeva.

La prima cosa che Hong e Than-Kiù videro, fu il malese ritto in piedi, armato d’un lungo pisan-laut, una specie di pugnale acuminatissimo. Stava curvo innanzi, come se ascoltasse con viva attenzione.

Stette in quella posa alcuni istanti, poi s’avvicinò alla porta e l’aprì lasciando il passo a due uomini seminudi al par di lui, armati di bolo e di kriss. Sembravano due malesi, ma non permettendo la scarsa luce di vedere la loro tinta, potevano anche essere due mindanesi.

Fra quei tre individui s’impegnò sottovoce una rapida conversazione.

— Dormono, orang-kaja?1

— Sì, — rispose il pescatore, — due di loro poi, ai quali ho dato da bere dell’oppio sciolto nel bram, non si sveglieranno prima di ventiquattro ore.

— E gli altri due?...

— Una è una fanciulla, e non ci darà impaccio, l’altro è il più vigoroso, e fors’anche il più ardito, e non vorrà di certo abbandonare i suoi due compagni che non si possono svegliare.

— Allora possiamo agire.

— Con piena sicurezza. La giunca è ancorata alla foce del fiume e fra tre ore sarà in nostra mano.

— È armata?...

— Ha un solo cannone e quindici uomini d’equipaggio.

— Essendo ancorata alla foce del fiume può sfuggirci, orang-kaja.

  1. Capo.