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Il tradimento del malese 65


— Sperare!... — mormorò la fanciulla, con voce semi-spenta. — Ma chi ci assicura che il suo cadavere non sia stato gettato nel fiume? Egli era valoroso e avrà combattuto in prima fila.

— I pirati possono averli sorpresi di notte e fatti prigionieri, prima che Romero e gli altri potessero organizzare la resistenza.

— E chi mi toglierà questo dubbio angoscioso che mi lacera il cuore?... Chi, Hong?...

— Chi?... Il malese.

— Disponi dei miei gioielli se è necessario, ma cerca d’indurlo a parlare.

— Non dubitare che egli ci dirà tutto, dovessi scorticarlo vivo. Il sole sta per tramontare, Than-Kiù e non è prudente passare qui la notte.

— Vuoi tornare alla giunca?...

— Per ora sì, — rispose Hong. — Domani prenderemo una decisione sul da farsi. Per oggi basta aver avuto la prova che la Concha si è arenata qui e che qui è stata assalita.

— Grande Budda!... Cosa sarà accaduto di lui?... Dove l’avranno condotto?... Potrò rivederlo un giorno?...

— Taci, Than-Kiù, — disse Hong, con voce imperiosa.

Il grido strano o meglio quel misterioso muggito che avevano udito mentre salivano il fiume, era echeggiato nuovamente verso la riva sinistra, e molto vicino.

— È un segnale di certo, — disse il chinese, che cominciava ad essere inquieto. — Temo che non passeremo la notte tranquilla.

Il malese, che fino allora era rimasto nella canoa con Pram-Li, si era arrampicato sulla tolda della cannoniera. Non pareva più tranquillo, anzi i suoi lineamenti ed i suoi occhi manifestavano una viva ansietà.

— Hai udito? — chiese egli a Hong.

— Sì, — rispose il chinese.

— È un segnale; ora sono certo di non ingannarmi.

— Di chi?

— Dei pirati che abitano l’alto corso del Talajan.

— Lo credi?...

— Ne sono certo.

— Ed hai paura?...

— Sono uomini sanguinari che non risparmiano nessuno.

— Eppure hanno risparmiato anche degli uomini della cannoniera.

— È vero, ma avevano un motivo.

— Ah!... — esclamò Hong. — Tu sai che avevano uno scopo per non ucciderli? —