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A bordo della «tow-mêng» 47


sono irti di punti acuti, specie di spine biancastre a macchie nere o violacee; o mostrava delle truppe di serpenti di mare lunghi un buon metro, di forma cilindrica, colla pelle bruno-nera sopra e bianco-giallastra sotto e la coda piatta, affatto inoffensivi, poichè hanno la bocca così stretta che riesce loro assai difficile il mordere, ma velenosissimi a mangiarsi; o dei banchi di bellissime meduse col disco coperto di granulazioni brune, galleggianti come ombrelli.

Talvolta però non erano sempre dei pesci inoffensivi che venivano a divertirsi fra la spuma della prora o la scia candida della tow-mêng. Apparivano anche dei grossi pesci-cani del genere charcharias, mostri pericolosi, lunghi cinque o sei metri, con certe bocche capaci di tagliare in due l’uomo più robusto come un semplice fuscello.

La tow-mêng però, spinta da quel vento fresco, li lasciava ben presto a poppa, essendo occupati ad inseguire delle bande di pesci volanti, e s’allontanava rapidamente verso il sud, accumulando miglia su miglia.

Già aveva perduto di vista le alte coste di Busuanga e s’inoltrava in quel mare racchiuso fra le isole di Palauan, di Mindoro, di Panai e le coste settentrionali di Mindanao, conosciuto sotto il nome di Mare di Sulù o di Jolo, è uno dei più difficili a percorrersi in causa delle numerose isole e dei numerosi banchi che lo coprono ed uno dei più pericolosi, poichè anche oggidì i pirati malesi e sululani non vi mancano.

Tseng-Kai, pratico di quel mare, conosceva così bene i pericoli che poteva correre la tow-mêng, che non abbandonava un solo istante il ponte. I suoi sguardi acuti si fissavano attentamente su tutti i velieri che apparivano all’orizzonte e se aveva qualche sospetto su qualcuno, si affrettava a cambiare rotta per tenersi molto lontano.

Non sono molti anni che le Sulù ed anche le isole Cuyo erano ancora nidi di formidabili pirati, i quali scorrevano quasi impunemente il mare, mostrando fieramente la loro bandiera, sulla quale spiccavano le porte della Mecca in campo rosso e argento.

I cannoni spagnuoli sono riusciti a domarli, specialmente dopo i terribili bombardamenti del 1847, ma non a completamente vincerli, e quando sanno di essere sicuri dall’impunità, assalgono ancora con grande coraggio i piccoli velieri, specialmente quelli chinesi che sono sempre così numerosi in quel mare.

Fortunatamente la giunca non aveva fino allora incontrato che delle tranquille navi mercantili, che d’altro non si occupavano che di guadagnare via più presto che potevano.

Di tratto in tratto qualche clipper americano od inglese, rapidissimi velieri adibiti al trasporto del thè e che hanno una carena così