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CONCLUSIONE


Tre giorni dopo gli avvenimenti narrati, due canotti abbandonavano il villaggio del capo dei negriti, navigando verso le coste settentrionali del lago di Linguasan.

Il primo era montato da Than-Kiù, da Hong, Pram-Li e da Sheu-Kin, ed il secondo da Teresita, Romero e dai due marinai della cannoniera.

Bunga aveva provveduto i viaggiatori di viveri sufficienti per nutrirli, aggiungendovi alcuni fucili, dei bolos e delle munizioni.

Tiguma era rimasto al villaggio, in attesa di partire pel Bacat e raggiungere poi la sua tribù.

I due canotti in trenta ore di navigazione poterono giungere al Rio Grande, grosso fiume che serve di canale di scarico al Linguasan e che va a gettarsi in mare nei pressi di Cottabado, la capitale del Sultanato di Selangan.

La discesa del fiume si compì senza cattivi incontri, però durante quei dodici giorni i due drappelli si mantennero costantemente gli uni lontani dagli altri e s’accamparono separatamente. Hong per gelosia di Romero, e Teresita per gelosia verso Than-Kiù, avevano imposto quelle condizioni, ammettendo l’unione di tutte le forze solamente in caso di pericolo.

A Cottabado, nella capitale del Sultano, Hong ed i suoi amici ritrovarono il vecchio Tseng-Kai e la sua giunca.

Il brav’uomo, certo di vederli un giorno o l’altro ritornare, aveva cercato un rifugio colà, organizzando intanto delle spedizioni sulle rive del Talajan. Da alcuni pirati caduti nelle sue mani aveva saputo della cattura e della prigionia di Hong e di Than-Kiù e sapendo quanto erano audaci, li aveva attesi e come si vede non si era ingannato.

Prima d’imbarcarsi per la Cina, Than-Kiù volle rivedere per l’ultima volta Romero e Teresita, i quali si erano pure fermati in Cottabado, in attesa d’una nave che li trasportasse nei loro possedimenti di Ternate.