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276 Capitolo trentaquattresimo


— Ed io ora manterrò la mia, — rispose Hong.

La grande canoa approdò.

Hong fece occupare dagli igoroti tutte le terrazze del villaggio, dalle quali si dominava tutta la spiaggia, poi dispensate le armi, con una scorta di venti uomini, si diresse verso la dimora di Bunga.

I guerrieri del sultano si erano seduti presso i fossati, rassegnati ai voleri del loro capo.

Hong fece scegliere dieci dei più rinomati guerrieri e li mandò sotto buona scorta in una capanna assieme al primo ministro del sultano.

— Ed ora, — diss’egli, volgendosi verso il monarca, — tu puoi partire assieme ai tuoi guerrieri. Ricordati però che se tu tenterai qualche impresa contro Bunga, io farò uccidere gli ostaggi, poi manderò gli uomini gialli nella tua capitale a distruggere il tuo popolo.

— Manterrò la promessa data, — rispose il sultano, diventato umile come una pecora.

Si calò il turbante sul volto come se avesse voluto nascondere la propria vergogna e s’avviò velocemente verso la spiaggia, non essendo forse ancora certo di essersela cavata così a buon mercato.

I suoi uomini si erano di già imbarcati.

— Salute al sultano di Butuan!... — gridò ironicamente Hong.

Il monarca rispose con una specie di grugnito e balzò nella grande canoa.

Un momento dopo la flottiglia prendeva frettolosamente il largo, scomparendo dietro un promontorio.

— E così?... — chiese Hong, guardando Bunga.

— Grazie, — rispose il capo degli igoroti. — Gli uomini gialli sono valenti e astuti.

— Ed ora accompagnaci dagli uomini bianchi.

— Seguitemi; essi sono vostri. —


Capitolo XXXV

Romero e Teresita

Mezz’ora dopo, Hong, Than-Kiù e Bunga giungevano nella foresta vergine, entro la quale si erano rifugiate le donne, i vecchi ed i fanciulli e dove erano stati nascosti Romero, Teresita ed i due marinai della Concha.