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Gli ostaggi 273


riunirsi alla flottiglia, la quale già si trovava tanto lontana da far perdere ai guerrieri ogni speranza di poterla raggiungere a nuoto.

— Essi nulla tenteranno fino al nostro ritorno, — disse Hong, volgendosi verso Bunga, il quale non sembrava ancora rassicurato. — La minaccia che abbiamo pronunciata basterà a calmarli.

— E più tardi credi che essi non si vendicheranno?

— No, perchè io ti darò in mano degli ostaggi. Lascia fare a me, amico, e ti chiamerai contento. —

La flottiglia, giunta ad un chilometro dalla spiaggia, virò di bordo incrociando in vista del villaggio.

I guerrieri del sultano seguivano attentamente le evoluzioni della loro squadra navale, non sapendo ancora lo scopo di quella gita notturna.

Il loro numero s’ingrossava continuamente, svegliandosi sempre altri compagni, però si mantenevano, almeno pel momento, tranquilli. La minaccia di Hong aveva calmato anche i più furibondi.

Quando l’alba sorse, la flottiglia tornò ad avvicinarsi al villaggio, arrestandosi a quattrocento metri dalle prime capanne.

I guerrieri erano più di cento e si tenevano schierati sulla spiaggia, gesticolando animatamente. Si consigliavano sul da farsi, senza riuscire a trovare una via d’uscita. Privi delle barche, si trovavano nell’impossibilità d’intraprendere qualche cosa contro gli igoroti.

Hong, intanto, con una vigorosa scossa era riuscito a svegliare il sultano ed il suo primo ministro.

Vedendosi sotto il padiglione, il monarca, che aveva ancora il cervello annebbiato, si volse verso il ministro che sbadigliava in modo da slogarsi le mascelle, chiedendo:

— Chi ha dato ordine d’imbarcarsi? Io non ho veduto nè gli schiavi bianchi, nè bruciare il villaggio.

— L’ordine l’ho dato io, — disse Bunga, che si trovava a fianco di Hong.

Il sultano guardò il capo degli igoroti ed il chinese con inquietudine, poi alzò rapidamente un lembo del padiglione. Solo allora si accorse che la flottiglia, invece di essere montata dai suoi guerrieri, era carica d’igoroti.

Un pallore cadaverico gli coprì il viso: aveva, anche attraverso i fumi dell’ebbrezza, compreso il tradimento.

Cercò le sue armi e non trovandole sospese alla cintura fece atto di precipitarsi verso il bordo. Hong, che non lo perdeva di vista, l’aveva afferrato per la veste, costringendolo a sedersi.

— Bada che se ti muovi io ti uccido, — gli disse freddamente.

Vedendo l’uomo giallo armare il fucile, il monarca ebbe paura.