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260 Capitolo trentaduesimo


— Sì, signora, — disse il marinaio.

— E cosa vorrebbe farne degli uomini bianchi?...

— Suoi schiavi.

— E non potrà resistere Bunga ai voleri di quel barbaro Sultano?... — chiese Hong.

— Non ha uomini sufficienti per opporsi ai voleri di quel potente monarca.

— Hong!... — esclamò Than-Kiù.

— Andiamo al villaggio, Fiore delle perle. Quando il Sultano sbarcherà, ci saremo anche noi. —


Capitolo XXXIII

Il sultano di Butuan

Il villaggio del capo degli igoroti del Linguasan sorgeva sulla punta estrema d’un promontorio il quale si spingeva molto innanzi sulle acque del lago.

Si componeva di tre o quattro centinaia di capanne costruite su palafitte, onde metterle al sicuro dal crescere delle acque e anche da un improvviso assalto da parte dei nemici.

Alcune però, molto più vaste delle altre, trovavansi dentro il promontorio ed erano circondate da fossati ripieni di spine e da palizzate.

Nel mezzo di queste sorgevano parecchie vaste tettoie e un gruppo di sette od otto capannoni costruiti con tronchi d’albero massicci e guardati da un certo numero di guerrieri.

Essi costituivano la piazzaforte, abitata esclusivamente dal capo e dalle principali autorità del villaggio.

Quando il drappello giunse all’estremità del promontorio, una viva agitazione regnava per le vie.

Truppe d’igoroti armati di bolos, di archi, di mazze e alcuni di vecchi fucili a pietra, correvano per le vie o si raggruppavano sulle terrazze erette sulle palafitte.

Gruppi di donne e di bambini, guidati da alcuni vecchi, fuggivano verso i boschi, spingendo frettolosamente bande di maiali e portando sul dorso panieri ricolmi di provviste.

Dappertutto si gridava e si discuteva animatamente. I guerrieri, raccolti sulla spiaggia, s’indicavano vicendevolmente la flottiglia che