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258 Capitolo trentaduesimo


— Risoluta a che cosa?...

— A mostrarti che non amo che te.

— Dubitavi prima?...

— Forse, e ora no.

— Than-Kiù, mia piccola amica!... Se tu sapessi quanto affetto io provo per te!... Preferirei morire piuttosto di perderti.

— Sarò tua sposa, mio valoroso Hong, ma ad una condizione.

— Parla: ogni tuo desiderio sarà per me un comando.

— Che tu mi riconduca nel mio paese natìo. L’aria delle Filippine non fa più per me e sento un desiderio ardente di respirare quella del paese dei lillà.

— Partendo da qui noi non rivedremo più Manilla, te lo prometto; ti condurrò direttamente sulle rive del Fiume Giallo.

— Grazie, amico. Rivedrò con piacere la mia casetta specchiantesi nella gialla corrente del gran fiume, l’alta cupola a scaglie di ramarro che proietta la sua ombra sui lillà del mio giardino e presso la quale riposa la salma del valoroso mio fratello. Ah!... Sarebbe stato meglio se io non avessi lasciato la casa dei miei avi e non avessi mai veduto Manilla!... Il mio cuore non avrebbe provato, così presto, nè tanti dolori nè quella terribile delusione che mi ha infranta la gioventù, e Hang-Tu non sarebbe morto.

Cosa doveva importare a noi l’indipendenza delle isole?.. Non bastava quella del nostro Celeste Impero? Ma Hang-Tu, spirito irrequieto e battagliero, non aveva voluto rimanere sordo all’appello delle Società segrete ed è finito sanguinante sul molo di Binondo!...

— Egli ha voluto provare come i chinesi, che si erano mostrati inetti contro l’invasione dei giapponesi, sanno battersi e morire da valorosi. Tuo fratello è caduto da eroe, fanciulla, e con la sua vita ha lavato la macchia che lordava i suoi compatrioti.

— Sì, ma adesso egli dorme il sonno eterno, — disse Than-Kiù con tristezza.

— E non per causa dell’insurrezione, — soggiunse Hong.

— Per colpa del mio infelice amore, — disse Than-Kiù. — Come me, egli non aveva potuto reggere alla terribile disillusione.

— Disillusione voluta da Romero.

— No, Hong.

— Forse che non è stato lui a distruggere il tuo sogno e le speranze di Hang-Tu?...

— No, il destino e la Perla di Manilla, — rispose Than-Kiù con un lungo sospiro.

— Se Romero avesse voluto, avrebbe potuto farti sua e dimenticare Teresita d’Alcazar che era una figlia degli oppressori.