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Un superstite della «Concha» 253


era strozzata dal pianto, ma avevo avuto l’occasione di vedervi bene in viso nel momento in cui ritiravo il pontile della cannoniera.

— Sì, forse m’avete veduta, — disse la giovinetta.

— Eravate sul quai di Binondo.

— Sì.

— Ed eravate accompagnata da un chinese di fiero aspetto, uno dei capi più formidabili dell’insurrezione, così si seppe poi.

— È vero.

— E piangevate assai.

— Sì, ma ora non più — disse Than-Kiù, prorompendo in uno scroscio di risa, ma di un riso che faceva male a udirlo.

— Piangevate don Ruiz, quella notte.

— No, piangevo di rabbia.

— Povera giovane!...

— Tacete!... Il tempo è passato, l’uragano ha distrutto tutto, tutto!... Aspettiamo la vostra narrazione. —

La giovane chinese afferrò con moto convulso una tazzina di terra ricolma di liquido fermentato, la vuotò tutta d’un fiato, poi sorridendo a Hong che le stava presso, disse:

— Lo vedi, mio valoroso: tutto è morto ormai nel cuore del Fiore delle perle e domani te ne darò una prova dinanzi a lui. —

Il marinaio accomodatosi alla meglio sulla sua scranna, dopo di essersi umettata replicatemente l’ugola, aveva cominciata la narrazione del drammatico naufragio della Concha e dell’assalto dei pirati di Pandaras.

— La traversata da Manilla a Mindanao era stata così felice, — aveva cominciato egli, — tanto da farci sperare di poter giungere tranquillamente alle Molucche, mèta del nostro viaggio, tale essendo stato l’ordine dato dal generale comandante di Manilla, onde togliere a don Romero Ruiz la possibilità di prendere ancora parte all’insurrezione.

In alto mare, da un sacerdote appositamente imbarcato, era stato celebrato il matrimonio fra il capo degli insorti e la figlia del maggiore d’Alcazar. Pareva che il vecchio soldato presentisse di non poter vederlo compiuto alle Molucche.

Fu al sud dell’arcipelago di Jolo che la burrasca ci colse, destando in noi tutti serie apprensioni, poichè si trattava di un vero tifone.

Il mare era diventato spaventoso e le onde montavano a bordo con urla e muggiti da far impallidire perfino il comandante. Ogni ondata che spazzava la coperta, trascinava qualche uomo.

Fu deciso di appoggiare nella baia di Illana per cercare un rifugio a Cottabado, alla foce del Rio Grande, ma il tifone, malgrado i nostri sforzi, ci trascinò al sud, spingendoci verso la foce del Talajan.