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250 Capitolo trentaduesimo


— Per Fo e Confucio!... — esclamò Hong. — O io sono cieco o quell’uomo è qualche spagnuolo appartenente alla cannoniera arenata sul Talajan. Credi che io m’inganni, Than-Kiù?...

— No, — rispose la giovane, con voce soffocata. — Quell’uomo è uno di quelli che montavano la Concha e che hanno accompagnato Romero. —

Il marinaio continuava a guardarli come trasognato. Ad un tratto proruppe in una esclamazione che tradiva la sua origine.

Carramba!... Degli uomini della costa!... —

In quel momento sei o sette igoroti, che fino allora dovevano essersi tenuti celati dietro gli alberi, uscirono dalla foresta e raggiunsero il marinaio.

Appena li vide, Tiguma lanciò un grido bizzarro, stridente, forse un segnale di riconoscimento fra i negriti.

I sette selvaggi subito si lanciarono in una canoa dove li aveva già preceduti il marinaio, afferrarono i remi e si spinsero al largo, arrancando verso la riva opposta.

Tagliato il fiume quasi in linea retta, essendo la corrente molto debole, arenarono l’imbarcazione presso un banco sabbioso, poi salirono rapidamente a salutare Tiguma.

Il marinaio, dopo una breve esitazione, si era avvicinato a Hong ed ai suoi compagni, e levandosi cortesemente il berretto, aveva chiesto, con voce tremante per l’emozione:

— Non siete dei chinesi, voi?...

— Sì e dei chinesi che vengono dalle Filippine, — disse Than-Kiù.

— Dalle Filippine!... — esclamò lo spagnuolo.

— Da Manilla.

— Che cosa venite a fare qui, in mezzo ai selvaggi?...

— A cercare voi.

— Noi!... — esclamò il marinaio, al colmo dello stupore. — Ma chi?...

— I superstiti della Concha.

— Per la nostra Signora del Pilar!... — gridò lo spagnuolo. — Avete detto i superstiti della Concha?...

— Sì, — rispose Than-Kiù.

Poi chiese, con un tremito nella voce:

— È vero che Romero è ancora vivo?...

— Sì, è vivo. —

Un’ondata di sangue salì impetuosamente in viso alla giovane chinese, tingendole le gote, di solito così bianche da sembrare d’avorio, d’una viva tinta rosea, ma che subito scomparve per dar luogo ad una pallidezza cadaverica.