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234 Capitolo trentesimo


— Presto, presto, — diceva. — Forse Than-Kiù è in pericolo. —

Aprendosi impetuosamente il passo fra i cespugli e scendendo rapidamente fra i burroni, giunsero sotto i grandi alberi che coprivano i fianchi inferiori della collina.

Colà sostarono un momento per prendere fiato e per vedere se qualcuno li aveva seguìti.

L’intera collina fiammeggiava come un vulcano in piena eruzione. Immense lingue di fuoco s’alzavano dovunque, sormontate da nuvoloni di fumo che il venticello notturno abbatteva o contorceva.

Dall’alto cadevano miriadi di scintille le quali, spinte dall’aria, volteggiavano fra le tenebre sfilando al di sopra dei boschi.

I grandi alberi cominciavano già pure ad incendiarsi. I rami crepitavano, le gigantesche foglie dei banani, delle arenghe saccarifere, degli arecche e dei sagù si contorcevano.

Di quando in quando qualche gigantesco vegetale, minato alla base dal fuoco, rovinava con aumento di fracasso, trascinando nella caduta ammassi di rotang, di calamus e di nepentes. Fra i crepitìi dell’incendio e gli schianti delle piante, si udivano in lontananza delle grida umane che talora pareva provenissero dall’alto della collina ed ora dal basso.

— Quale direzione avranno preso quei furfanti? — si chiese Hong, con ansietà.

— Pare che si siano divisi, — disse il malese. — Alcuni devono essere fuggiti al piano ed altri sembra che si siano rifugiati sulla collina vicina.

— Non lasciatevi sorprendere da quegli uomini, — disse Tiguma a Pram-Li. — Sono molto vendicativi e se vi trovano vi uccideranno senza pietà.

— Ci guarderemo bene dal farci prendere, — rispose il malese. — Affrettiamoci a trovare Than-Kiù e Sheu-Kin. —

Il caso li aveva condotti in vicinanza del sentiero. Non udendo grida nè in alto nè in basso, ne approfittarono per attraversare più velocemente i boschi che coprivano i fianchi della collina.

Giunti presso il piano, piegarono a destra, cacciandosi in mezzo alle folte macchie. Il rifugio doveva trovarsi in quella direzione. Ed infatti non avevano ancora percorso cinquecento passi, quando udirono Sheu-Kin gridare:

— Chi vive?

— Siamo noi, — rispose Hong, slanciandosi innanzi.

Il giovane chinese ed il Fiore delle perle avevano attraversata la barriera di spine, servendosi d’una specie di ponte formato da grossi rami d’albero.