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224 Capitolo ventinovesimo


dono vaste paludi che non si possono attraversare senza imbarcazioni. Guarda lassù: non scorgi una specie di solco aperto fra le piante?

— Mi sembra di distinguerlo.

— È un sentiero, il solo che attraversa queste colline boscose.

— Scenderanno per quello?...

— Sì, di questo sono certo, — rispose il giovane selvaggio.

— Che siano già passati per di qui?...

— È impossibile; tuttavia non devono essere molto lontani.

— Allora domani noi potremo raggiungerli.

— O meglio incontrarli, e chissà, forse questa notte istessa. Accampiamoci qui e aspettiamo. Vi consiglio di non accendere alcun fuoco.

— Temi che possano scorgerlo?...

— Ti ho detto che non devono essere lontani. Anzi faremo bene a costruirci un riparo che possa servirci anche di difesa. —

Hong e Than-Kiù, informati di quanto aveva detto il selvaggio, approvarono l’idea di costruire un solido riparo.

Mentre la giovane chinese si riposava, essendo stanchissima, i suoi compagni si misero alacremente all’opera.

Con rami e foglie di banano improvvisarono una capannuccia, capace di ripararli dalle frecce dei cacciatori di teste, poi all’intorno innalzarono una specie di trincea adoperando di preferenza piante spinose e bambù.

Ne tagliarono tanti da formare una barriera di tre o quattro metri, ostacolo insuperabile pei piedi nudi dei selvaggi.

Avevano appena terminato di mangiare un pezzo d’arrosto avanzato dal mattino, quando Vindhit, il quale si era arrampicato su di un pombo, presso cui avevano costruita la capanna, fu veduto scendere a precipizio.

— Cosa c’è di nuovo? — chiese Pram-Li.

— Dei fuochi che ardono sulla vetta della collina, — rispose il giovane selvaggio.

— Molti?...

— Una ventina.

— Che sia il campo dei cacciatori di teste?...

— Non vi è da dubitarne. —

Il malese s’affrettò ad informare i suoi compagni.

— Ecco una buona notizia, — disse Hong. — Temevo che gli uomini del bagani avessero già attraversate queste colline.

— Cosa fare ora? — chiese Than-Kiù.

— Innanzi a tutto andremo ad accertarci se abbiamo da fare veramente coi cacciatori di teste.