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L'assalto della tigre 223


— Sì, — rispose il malese. — Però si deve di quando in quando ripetere l’operazione, poichè l’umidità distrugge in breve tempo la virulenza dell’upas. Anche la pasta deve essere conservata in luogo asciutto, e si tiene ordinariamente presso il focolare.

— Deve essere pericolosa la raccolta del succo.

— Sì, quantunque il liquido, appena uscito dall’incisione, non abbia alcuna azione sulla pelle. È l’ombra proiettata da quelle maledette piante che dà molti disturbi ai raccoglitori. Produce violentissime emicranie e fa perdere perfino i denti.

— Infatti si vede la mala influenza di quelle piante. Intorno a loro non spunta un filo d’erba, — disse Than-Kiù.

— Perfino gli animali le evitano con gran cura, — disse Pram-Li. — Se un uccello si posasse inavvertentemente sui rami d’un upas cadrebbe fulminato. —

Mentre chiacchieravano erano giunti sulle rive della laguna.

L’acqua non era profonda ed il letto di quel grande bacino appariva melmoso e coperto in parte da piante acquatiche.

Qua e là si vedevano spuntare mazzi di canne palustri, le quali formavano tante isolette pittoresche, asilo sicuro di serpenti d’acqua.

Alcuni schifosi coccodrilli, sdraiati su dei banchi fangosi, si scaldavano al sole, sbadigliando beatamente, mentre in alto si vedevano volteggiare in gran numero parecchie specie di uccelli acquatici: delle ardee colle gambe lunghe, colle penne grigiastre ed un ciuffo sulla testa, molto somiglianti alle gru; delle bernicle, volatili grossi come colombe, molto brutti però, con un collo lunghissimo e secco, le penne biancastre arabescate in nero e le zampe palmate.

Anche qualche sula, di forme barocche, con le zampe corte ed il becco lunghissimo e molto acuto, volava di canneto in canneto, mandando di quando in quando una specie di fischio.

Il drappello s’avanzava rapidamente, non incontrando ostacoli. Poche piante crescevano sulle rive della laguna, sicchè non v’era bisogno di cercare dei passaggi.

Al di là però, ad una distanza di due o trecento metri, ricominciavano le foreste foltissime, composte per la maggior parte di banani selvatici, di pombo, di arenghe saccarifere, di borassi e di ammassi di gomuti e di rotang.

Verso il tramonto il piccolo drappello aveva oltrepassata anche la laguna, e si arrestava sui primi scaglioni della catena di colline.

— È per di qua che i cacciatori di teste passeranno, — disse Vindhit al malese.

— E se avessero preso invece un’altra via? — chiese Pram-Li.

— Non ve ne sono altre, poichè al di là di queste alture si esten-