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L'assalto della tigre 221


La prima palla sparata dal chinese l’aveva colpita al fianco destro uscendo poi da quello sinistro, però non era stata sufficiente a produrre la morte; la seconda invece doveva averle spaccato il cuore, a giudicare dalla direzione della ferita.

— Mi rincresce abbandonare questa superba pelle, — disse Pram-Li.

— Abbiamo perduto già perfino troppo tempo, — rispose Hong. — Than-Kiù sarà inquieta per la nostra prolungata assenza. E poi non dimentichiamo Tiguma. —

Ricaricarono le armi e s’affrettarono a uscire da quella macchia che per poco non era diventata la loro tomba.

A cinquecento passi dal fiume incontrarono la giovane chinese e Sheu-Kin. Avendo udito quei due colpi di fucile, erano accorsi credendo i loro compagni in pericolo.

— Prepariamo la colazione, poi rimettiamoci in marcia, — disse Pram-Li. — Vindhit ci prega di affrettarci, o non giungeremo in tempo a tagliare la via ai cacciatori d’uomini. —

Accesero un bel fuoco e misero ad arrostire uno zampone del babirussa, dopo d’averlo strofinato per bene con erbe aromatiche.

Mentre si cucinava, spandendo all’intorno un profumo squisito, il giovane selvaggio si era diretto verso il fiume per cercare qualche pianta fruttifera. Quando ritornò, carico di banani e di noci di cocco, l’arrosto era pronto.

Quella colazione, fatta in riva al fiume, all’ombra di quei grandi alberi, fu deliziosa. Perfino il Fiore delle perle fece molto onore all’arrosto.

Mezz’ora dopo il piccolo drappello, preceduto da Vindhit, riprendeva la marcia attraverso alla grande foresta, dirigendosi verso l’ovest.

Gli alberi giganti si succedevano senza interruzione, lontani però l’uno dall’altro parecchi metri, sicchè la marcia non riusciva difficile. Tutti quei tronchi, perfettamente diritti, davano l’illusione di un immenso colonnato sostenente una vôlta impenetrabile di verzura.

Quantunque vi fosse molto spazio sotto quei colossi della vegetazione, regnava tuttavia una temperatura di serra calda, assolutamente snervante.

Tutti, il giovane selvaggio compreso, sudavano copiosamente, e provavano molta difficoltà a far funzionare i loro polmoni.

Pochi volatili abitavano quella selva maestosa. Solamente, di quando in quando, si vedeva fuggire qualche splendido argo, o qualche coppia di colombe coronate, e molto di rado si udiva il cicaleccio di qualche pappagallo. Gli animali invece mancavano assolutamente, non essendovi macchie ove nascondersi od imboscarsi.

Dopo due ore di marcia faticosa, il drappello giungeva sulle rive