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Pagina:Salgari - Il Fiore delle Perle.djvu/220

184 Capitolo venticinquesimo


Intanto Tiguma e Lagayan erano giunti sulla cima. Il primo allora afferrò l’estremità del vicino tronco a cui era aggrappata la giovane e lo costrinse a piegarsi.

Quando i due fidanzati si trovarono l’uno vicino all’altro, si toccarono tre volte la fronte reciprocamente, poi si lasciarono scivolare a terra.

Il matrimonio era compiuto; non mancava più che festeggiare il lieto avvenimento con un banchetto. La tribù fece infatti ritorno al villaggio aereo, cantando e danzando attorno alla coppia felice, e si assise dinanzi a due grossi porci selvatici che erano stati già messi ad arrostire.

I pezzi d’onore furono distribuiti agli sposi ed agli ospiti, poi il resto fu diviso fra gli altri, in tante parti eguali.

Terminato il pasto, il capo condusse Than-Kiù ed i suoi compagni nella miglior capanna del villaggio onde prendessero un po’ di riposo, non avendo chiuso gli occhi durante l’intera notte.

I viaggiatori, già molto stanchi per tante notti insonni, approfittarono così bene di quel riposo, che non si svegliarono che al tramonto del sole.

Il capo offrì loro una cena composta d’una grossa testuggine che i suoi uomini avevano sorpresa durante la giornata, li regalò poscia d’una provvista di viveri pel viaggio, consistente in carne secca di cignale ed in radici di canoche; poi volle, per colmo di cortesia, scortarli per alcune miglia assieme ad un drappello dei suoi più valorosi guerrieri, quantunque fosse ormai certo che i cacciatori di teste si fossero allontanati.

Tiguma, abbracciata la sposa, si era messo alla testa del drappello, portando con sè quattro bolos presi agli uomini del bagani che dovevano servire di regalo al capo Bunga, regalo preziosissimo, non sapendo i negriti lavorare i metalli.

A due miglia dal villaggio, il vecchio igoroto, dopo d’aver salutato con voce commossa i suoi ospiti e di averli caldamente ringraziati del loro valido aiuto contro i furori del bagani, li lasciò e il piccolo drappello continuò la via per giungere ai primi albori sulle rive del Bacat.

Nessun rumore rompeva il silenzio che regnava sotto quei grandi vegetali, come se quella parte della selva fosse assolutamente priva di animali notturni.

Non si udiva che lo scrosciare delle foglie secche calpestate dal drappello o lo scricchiolìo di qualche ramo spezzato dal giovane selvaggio per aprire il passo ai compagni.

Than-Kiù, assorta in profondi pensieri, camminava a fianco di Hong, senza parlare. Pareva che un’improvvisa tristezza fosse piombata