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'I cacciatori di teste 177


— È là che dovete recarvi?

— Sì.

— Forse per vedere quel sultano?...

— Sì.

— Un uomo cattivo e molto crudele.

— Come lo sai tu?

— Sono stato suo schiavo, prima di diventare capo della mia tribù. Non recarti da lui, poichè non mancherebbe di ridurti in schiavitù.

— È impossibile; bisogna che lo veda.

— Ti guida un motivo molto grave?...

— Andiamo a liberare degli uomini bianchi che sono stati fatti prigionieri da lui.

— Degli uomini dalla pelle bianca?... — chiese il capo con uno stupore così vivo che non isfuggì nè a Hong, nè a Than-Kiù.

— Sì, capo.

— Ma sei ben certo che si trovino prigionieri del sultano di Butuan?

— Lo credo.

— O forse t’inganni?

— Perchè dici questo, capo?...

— Perchè io so che degli uomini bianchi si trovano prigionieri d’un capo mandaya, d’un mio parente.

— Quanti sono?... — chiese ansiosamente Than-Kiù, che seguiva attentamente la traduzione di quelle parole.

— Quattro, — rispose il capo.

— Vi è anche una donna fra loro?

— Sì, sì!...

— Dalla pelle bianca?...

— Sì.

— Ed un uomo che ha la pelle bruna?...

— Sì, l’ho veduto e me lo ricordo ancora. —

Than-Kiù aveva mandato un grido ed era diventata pallidissima, come se tutto il sangue le fosse affluito al cuore.

Hong la ricevette fra le braccia, dicendole con un accento di dolce rimprovero:

— Il Fiore delle perle amerebbe ancora colui che le ha infranto il cuore e ucciso il fratello, l’eroe degli uomini gialli?...

— No, Hong, no, amico mio, — diss’ella con suprema energia. — Lo vedrai il giorno che io mi troverò dinanzi a lui. —

Poi afferrando Pram-Li per un braccio, gli disse con voce rotta:

— Prega il capo di narrarci tutto, tutto!... Voglio sapere dove si trovano e come sono sfuggiti al sultano di Butuan. —